LAVORO "IN NERO" - Cosa fare quando il lavoratore ricorre al Giudice del Lavoro?
Con Ricorso ex art. 414 cpc una lavoratrice ricorreva dinnanzi al Tribunale del Lavoro di Pesaro per chiedere il riconoscimento della propria qualifica di lavoratrice dipendente e per sentire condannare il datore di lavoro al pagamento a suo favore di determinate somme maturate, secondo la lavoratrice, durante il periodo di lavoro "irregolare" alle dipendenze della società.
La società coinvolta si costituita con l'Avvocato Valeria Beggin.
Con il termine "lavoro nero" o "lavoro irregolare" si intende un rapporto di lavoro nel quale il datore di lavoro utilizza le prestazioni lavorative del lavoratore senza un preventivo e regolare contratto di lavoro, ciò significa che la prestazione lavorativa resa dal lavoratore non viene denunciata agli organi competenti.
Questo comporta per il datore di lavoro un risparmio sulle imposte previste rispetto ad una regolare assunzione.
Il rischio di incorrere in sanzioni in caso di una formale denuncia o in caso di una normale attività di controllo è però di gran lunga superiore all'eventuale risparmio iniziale, inoltre le sanzioni possono comportare finanche risvolti penali a carico del datore di lavoro.
Nessuna sanzione opera invece per il lavoratore, al quale viene data la possibilità di denunciare la sua situazione alle Autorità competenti.
La denuncia del lavoratore deve in ogni caso avere determinate caratteristiche ed essere veritiera rispetto alla situazione che lo stesso è stato costretto a vivere all'interno della ditta datrice di lavoro, per tale motivo incorre su di esso l'onere di fornire la prova di ciò che intende far accertare.
Nel caso specifico la lavoratrice, mal interpretando il rapporto lavorativo intercorso con la ditta datrice di lavoro ricorreva al Giudice del Lavoro per ottenere un ristoro economico.
La difesa dell'Avvocato Beggin ha già in prima udienza evidenziato le plurime contraddizioni e le evidenti erroneità nelle richieste della lavoratrice che derivavano da una errata e viziata interpretazione della normativa giuslavoristica.
Attraverso il deposito della memoria di costituzione e risposta, senza nemmeno far proseguire oltre il processo avverso la ditta datrice di lavoro, l'Avvocato Valeria Beggin è riuscita a far accertare che in maniera definitiva che il comportamento della ditta datrice di lavoro non ha rappresentato alcun profilo di illegittimità e che, di conseguenza, le ragioni della lavoratrice non potevano trovare accoglimento.
Grazie a questa vittoria è stato poi possibile per la ditta datrice di lavoro impugnare con esito positivo anche il verbale di accertamento che la sede INPS competente aveva immediatamente elevato ai danni del datore di lavoro sulle sole dichiarazioni della lavoratrice.
Una doppia soddisfazione per il datore di lavoro al quale, grazie all'Avvocato Valeria Beggin, è stato riconosciuto il rispetto delle normative a tutela dei lavoratori impiegati nella sua realtà aziendale.
Se hai ricevuto la notifica di un ricorso di lavoro da parte di un lavoratore dipendente contattami senza impegno e valuteremo assieme la migliore soluzione al Tuo caso specifico.
Avv. Valeria Beggin











